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EMDR: come funziona davvero, oltre i ‘movimenti oculari’

Psicoterapia
EMDR
Traumi
Davide Livio

Psicoterapeuta FSP

Articolo revisionato dalla nostra redazione clinica

Ultimo aggiornamento: martedì 12 Maggio 2026

2 3 Indice

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Ultimo aggiornamento: martedì 12 Maggio 2026

Mi capita spesso, nei primi colloqui, di sentirmi chiedere: “Davide, ma l’EMDR è quella cosa dei movimenti oculari?” La domanda arriva quasi sempre con un misto di curiosità e diffidenza, come se si parlasse di un trucco da palco. È una reazione comprensibile. Quando si cerca EMDR come funziona online, ci si imbatte in spiegazioni che si fermano alla superficie — gli occhi che seguono il dito del terapeuta, il tap tap alternato sulle mani — senza mai arrivare al cuore della questione.

Il cuore della questione non è la stimolazione bilaterale. È quello che la stimolazione bilaterale rende possibile.

Cosa è davvero l’EMDR (oltre la stimolazione bilaterale)

EMDR sta per Eye Movement Desensitization and Reprocessing: desensibilizzazione e rielaborazione attraverso i movimenti oculari. È un metodo psicoterapico sviluppato da Francine Shapiro alla fine degli anni Ottanta, validato oggi da centinaia di studi clinici e raccomandato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità per il trattamento del disturbo post-traumatico da stress.

Definirlo “la terapia dei movimenti oculari” è però come definire la chitarra “lo strumento delle corde”. Tecnicamente vero, sostanzialmente fuorviante.

Nella pratica come psicoterapeuta lavoro moltissimo con l’EMDR, e quello che faccio in seduta non è semplicemente muovere un dito davanti agli occhi del paziente. L’EMDR è un protocollo strutturato in otto fasi, all’interno del quale la stimolazione bilaterale — oculare, tattile o uditiva — è uno strumento. Importante, certo. Ma non il fine. Il fine è permettere a un ricordo traumatico, rimasto congelato nel sistema nervoso, di essere finalmente elaborato.

Le emozioni legate a un trauma, quando il trauma non viene integrato, rimangono eternamente al presente. Non diventano passato. È per questo che una persona può raccontare un evento avvenuto vent’anni prima e sentirlo nel corpo come se stesse accadendo adesso — stessa angoscia, stessa accelerazione del cuore, stesse immagini intrusive che si infilano nelle giornate senza chiedere permesso. Il tempo passa. Il ricordo no.

Il modello AIP: perché EMDR come funziona neurologicamente

Il modello AIP: perché EMDR come funziona neurologicamente — EMDR: come funziona davvero, oltre i 'movimenti oculari'

Il quadro teorico che spiega EMDR come funziona si chiama modello AIP — Adaptive Information Processing, elaborazione adattiva dell’informazione. È la cornice proposta da Shapiro per descrivere cosa accade nel cervello durante un’esperienza traumatica e cosa serve perché il sistema torni a funzionare bene.

L’idea, in poche parole, è questa. Il nostro cervello dispone di un sistema naturale di elaborazione delle esperienze. Ogni giorno viviamo eventi, raccogliamo informazioni, e durante il sonno — soprattutto nella fase REM — questi materiali vengono integrati nelle memorie a lungo termine. Vengono digeriti, per usare un’immagine concreta. Le emozioni si stemperano, i significati si organizzano, l’esperienza diventa parte della mappa.

Quando però un evento è troppo intenso, troppo improvviso, troppo minaccioso, il sistema si inceppa. Il ricordo non viene processato. Resta lì, isolato, con tutte le sue componenti — immagini, sensazioni corporee, suoni, pensieri, emozioni — fissate al momento dell’impatto. È quello che chiamiamo trauma con la T maiuscola, ma vale anche per i traumi con la t minuscola: umiliazioni ripetute, perdite, esperienze relazionali che hanno lasciato il segno.

La stimolazione bilaterale, durante una seduta EMDR, sembra riattivare proprio quel processo naturale di elaborazione che si era bloccato. I meccanismi neurologici precisi sono ancora oggetto di ricerca, ma le ipotesi più solide parlano di una somiglianza con quello che accade nel sonno REM, e di un coinvolgimento simultaneo dei due emisferi che permette al ricordo di essere finalmente integrato.

Quello che osservo in studio, nella maggior parte dei casi — e gli esempi clinici riportati sono ricostruzioni didattiche a scopo divulgativo, non casi reali — è che il ricordo non sparisce. Diventa qualcosa di diverso. La persona riesce a raccontarlo senza sentirsi travolta. L’immagine perde nitidezza. Il corpo si calma. La mappa della persona si arricchisce di un’informazione che fino a quel momento era stata tenuta fuori — dolorosa, ma finalmente integrata.

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EMDR: come funziona davvero, quando è indicato e quando non lo è

EMDR: come funziona davvero, quando è indicato e quando non lo è — EMDR: come funziona davvero, oltre i 'movimenti oculari'

L’EMDR non è adatto a tutti i disturbi e a tutte le persone, ma dove applicabile la letteratura scientifica documenta risultati clinicamente significativi e generalmente stabili nel tempo.

Le indicazioni più solide sono il disturbo post-traumatico da stress, i lutti complicati, le conseguenze di eventi traumatici singoli (incidenti, aggressioni, diagnosi mediche difficili) e una parte importante dei traumi relazionali ripetuti — quelli che la letteratura chiama “trauma complesso“. Lavoro spesso con l’EMDR anche su sintomi che non sembrerebbero traumatici a prima vista: certi attacchi di panico, alcune fobie specifiche, blocchi prestazionali, immagini ossessive legate a esperienze del passato che la persona non aveva mai messo a fuoco come traumatiche.

Ci sono però situazioni in cui l’EMDR non è la prima scelta, o richiede una fase di preparazione molto lunga prima di poter essere applicato:

  • condizioni dissociative gravi non ancora stabilizzate
  • fasi acute di disturbi psicotici
  • dipendenze attive non in fase di trattamento
  • situazioni di crisi in cui manca una rete di sicurezza minima

Anche quando l’EMDR è indicato, non si parte mai direttamente dal trauma. Le prime sedute servono a costruire la relazione, a fare una storia clinica accurata, a insegnare alla persona strumenti per gestire l’attivazione emotiva. Solo quando questa base c’è, si entra nel protocollo vero e proprio.

La domanda che mi sento porre più spesso, prima di iniziare un percorso EMDR, non riguarda il dolore. Non lo chiedono quasi mai in modo diretto. Ma credo che quasi tutti lo pensino: funzionerà davvero? La risposta onesta è che gli studi e l’esperienza clinica mostrano buoni esiti in molti casi, pur con tempi e modalità individuali — né più né meno del necessario. Per andare da A a B a piedi ci vuole il tempo che ci vuole, con il proprio passo.

Quando rivolgersi a uno psicoterapeuta

Se da tempo convivi con un ricordo che torna senza essere chiamato, se certe situazioni ti attivano in modo sproporzionato rispetto a quello che oggettivamente sta accadendo, se senti che una parte della tua storia è rimasta lì, immobile, mentre il resto della vita è andato avanti — vale la pena parlarne con uno psicoterapeuta formato in EMDR.

Non sempre il sintomo che ci affligge oggi ha un’origine traumatica chiara, e non sempre l’EMDR è lo strumento giusto. A volte il lavoro è più lungo, più articolato, e l’EMDR è una fase dentro un percorso più ampio. A volte invece bastano poche sedute mirate per sciogliere un nodo che durava da anni.

Quello che posso dire, dalla mia esperienza, è che spesso le persone arrivano a chiedere aiuto quando il costo di non farlo è diventato più alto del costo di farlo. È un buon momento. Se vuoi capire se l’EMDR può essere utile nella tua situazione, su MindSwiss puoi richiedere un primo colloquio conoscitivo: serve esattamente a questo, a capire insieme se e come ha senso procedere.

Bibliografia

  • Shapiro, Francine, Eye Movement Desensitization and Reprocessing (EMDR) Therapy: Basic Principles, Protocols, and Procedures, Guilford Press, 2018 — 📚 Scientifico
  • van der Kolk, Bessel, Il corpo accusa il colpo. Mente, corpo e cervello nell'elaborazione delle memorie traumatiche, Raffaello Cortina Editore, 2015 — 📚 Scientifico
  • World Health Organization, Guidelines for the Management of Conditions Specifically Related to Stress, WHO Press, 2013 — 📚 Scientifico
  • Shapiro, Francine, Lasciare il passato nel passato. Tecniche di auto-aiuto nell'EMDR, Astrolabio Ubaldini, 2013 — 📖 Divulgativo
  • Fernandez, Isabel; Maxfield, Louise; Shapiro, Francine, Eye Movement Desensitization and Reprocessing (EMDR) Therapy, Hogrefe, 2024 — 📚 Scientifico
  • Levine, Peter A., Traumi e memoria. Cervello e corpo alla ricerca del passato rimosso, Astrolabio Ubaldini, 2015 — 📖 Divulgativo
  • Janoff-Bulman, Ronnie, Shattered Assumptions: Towards a New Psychology of Trauma, Free Press, 1992 — 📚 Scientifico
  • Foer, Jonathan Safran, Molto forte, incredibilmente vicino, Guanda, 2005 — ✍️ Letterario
  • Vuillard, Éric, L'ordine del giorno, Edizioni e/o, 2017 — ✍️ Letterario
  • Lonergan, Kenneth, Manchester by the Sea, Amazon Studios, 2016 — 🎬 Film

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