...
ilmiopsi logo

Chi Siamo

Gli Psicologi

Come funziona il rimborso della Cassa Malati

Blog

Inizia con un prima valutazione gratuita

Non d’accordo sull’educazione: due genitori, due stili

Famiglia

Relazioni
Andrea Carta

Articolo revisionato dalla nostra redazione clinica

Ultimo aggiornamento: venerdì 15 Maggio 2026

2 3 Indice

2 3 Indice

2 3 Indice

Stai attraversando un momento complesso?

MindSwiss è uno studio di psicologia e psicoterapia online specificamente rivolto a chi vive in Svizzera e desidera un supporto in lingua italiana (o in altre lingue madri, come il francese)

Psicoterapia coperta dalla cassa malati.
Esprimiti liberamente nella tua lingua madre.
Servizio di orientamento.

Ultimo aggiornamento: venerdì 15 Maggio 2026

Capita con frequenza notevole, in studio, che una coppia arrivi con questa premessa: non siamo allineati sull’educazione dei figli. Lo dicono con un misto di stanchezza e preoccupazione, dopo l’ennesima discussione davanti ai bambini, dopo l’ennesima sensazione di remare in direzioni opposte. Quando in una coppia emergono genitori con stili educativi diversi, la domanda non è se questo accada — accade quasi sempre — ma se la differenza si trasformi in risorsa o in frattura.

Da una prospettiva sistemica relazionale, ogni famiglia è un sistema in cui le regole educative non discendono solo dai principi pedagogici degli adulti, ma da copioni familiari trigenerazionali: il modo in cui ciascuno è stato cresciuto, le ferite di quell’infanzia, le promesse silenziose — “con i miei figli sarà diverso” — che ogni genitore porta con sé senza saperlo del tutto. Non a caso, le differenze più aspre tra partner emergono quando questi copioni, appartenenti a famiglie d’origine distanti per cultura, classe, religione o stile affettivo, si incontrano sul terreno concreto di un capriccio al supermercato o di un voto deludente a scuola.

Genitori con stili educativi diversi: differenze utili o contraddizioni dannose

Giova rammentarlo: avere due genitori che non pensano esattamente le stesse cose non è, di per sé, un problema. Anzi, può rappresentare per il bambino una preziosa occasione di apprendimento. Il mondo è abitato da voci diverse, e imparare a muoversi tra registri differenti — la fermezza di uno, la dolcezza dell’altro, la prontezza al gioco di uno, la cura del limite dell’altro — è parte della maturazione. Le differenze diventano risorsa quando i due adulti, pur partendo da posizioni distinte, riconoscono reciprocamente la legittimità della voce dell’altro.

Le contraddizioni dannose, invece, hanno un’altra forma: sono squalifiche reciproche davanti al figlio, decisioni dell’uno smentite dall’altro nello spazio di poche ore, alleanze trasversali in cui un genitore si schiera con il bambino contro il partner. In questi casi non si tratta più di stili diversi, ma di un sistema che invia messaggi incoerenti. Il figlio non sa più a chi obbedire, di chi fidarsi, e finisce — spesso senza esserne consapevole — per imparare che le regole non esistono davvero, oppure che valgono solo se è presente il “guardiano” giusto.

Il fenomeno del cosiddetto ‘genitore buono e genitore cattivo’: una polarizzazione di ruoli

Il fenomeno del 'genitore buono e cattivo' — Non d'accordo sull'educazione: due genitori, due stili

Quando la differenza tra i due adulti si cristallizza, capita di assistere a una polarizzazione tipica: uno diventa il genitore severo, depositario delle regole e dei “no”, l’altro il genitore affettuoso, che concede, consola, ammorbidisce. È una distribuzione di ruoli che, nel breve periodo, sembra funzionare — ciascuno occupa la sua nicchia — ma che a lungo andare logora entrambi e disorienta il bambino, costretto a giocare di sponda tra due figure che non si tengono.

Le situazioni che seguono sono casi compositi, costruiti unendo elementi di dinamiche cliniche ricorrenti: non si riferiscono a persone reali e tutti i dettagli identificativi sono stati modificati, nel rispetto del segreto professionale. Una coppia arriva per il figlio undicenne, descritto come “ingestibile” la sera. Nell’allargamento emerge un copione familiare: il padre, cresciuto da un genitore severissimo, si è ripromesso di non urlare mai; la madre, figlia unica di una madre molto permissiva, ha giurato a sé stessa che i suoi figli avrebbero avuto regole chiare. Ognuno, in buona fede, sta riparando la propria infanzia attraverso il figlio. Il bambino, nel mezzo, ha imparato a manovrare il sistema: chiede al padre ciò che la madre gli ha negato, e viceversa.

In molti di questi quadri il sintomo del bambino — oppositività, ansia, difficoltà del sonno — può assumere il valore di un messaggio all’interno del sistema familiare, fermo restando che ogni situazione richiede una valutazione clinica accurata e individualizzata. La domanda clinica si sposta allora dal “cosa ha il figlio” al “cosa sta dicendo, attraverso il figlio, questo sistema familiare”.

Stai attraversando un momento complesso?

MindSwiss è uno studio di psicologia e psicoterapia online specificamente rivolto a chi vive in Svizzera e desidera un supporto in lingua italiana (o in altre lingue madri, come il francese)

Psicoterapia coperta dalla cassa malati.
Esprimiti liberamente nella tua lingua madre.
Servizio di orientamento.

Genitori con stili educativi diversi: il percorso di mediazione

Genitori con stili educativi diversi: il percorso di mediazione — Non d'accordo sull'educazione: due genitori, due stili

Il lavoro di mediazione genitoriale, nella cornice sistemica, non mira a far convergere i due adulti su un’unica linea educativa — un’aspettativa irrealistica, che spesso aggrava il conflitto invece di ricomporlo. Mira piuttosto ad aprire uno spazio in cui i due partner possano riconoscere i copioni da cui provengono, distinguere tra ciò che appartiene alla loro storia personale e ciò che riguarda davvero il figlio, costruire alcuni punti fermi condivisi su cui fare fronte comune.

Un primo passaggio è abbastanza semplice da descrivere e meno semplice da praticare: separare i piani. Un conto è la discussione di coppia sull’educazione, che merita un suo spazio, magari serale, lontano dai figli; un conto è la scena quotidiana, in cui un genitore non smentisce mai l’altro davanti al bambino, anche quando non ne condivide la decisione. Il dissenso si discute dopo, inter nos. Davanti al figlio si tiene la cornice.

Un secondo passaggio riguarda il riconoscimento del “perché”: perché quel limite mi appare così importante? perché quella concessione mi sembra così innocua? Spesso la risposta non sta nel manuale di pedagogia, ma in una scena d’infanzia, in una mancanza, in un’idealizzazione. Quando ciascuno dei due partner riconosce il proprio copione, la discussione cambia tono: non è più “chi ha ragione” ma “cosa stiamo cercando di riparare, attraverso nostro figlio, della nostra storia”.

Quando rivolgersi a uno psicoterapeuta

Non ogni divergenza educativa richiede un percorso clinico. Molte coppie, con tempo, dialogo e una buona dose di umiltà reciproca, trovano da sole un equilibrio sufficiente. Vi sono però alcuni segnali che meritano attenzione: quando il conflitto educativo è quotidiano e cronico; quando uno dei figli mostra sintomi persistenti — disturbi del sonno, ansia, cali scolastici, oppositività — che non recedono nonostante i tentativi; quando la coppia genitoriale si sente intrappolata nella dinamica di “buono e cattivo” senza riuscire a uscirne; quando le famiglie d’origine intervengono in modo invasivo, schierandosi con l’uno o con l’altro partner.

In questi casi, un percorso di consulenza genitoriale o di terapia di coppia con focus genitoriale può supportare i due adulti nel ricomporre l’alleanza educativa, che non significa pensare le stesse cose, ma costruire insieme una cornice abitabile per il figlio. Il lavoro, nella mia pratica, parte quasi sempre da un genogramma trigenerazionale: capire da dove veniamo come genitori è il primo passo per scegliere, con maggiore libertà, dove vogliamo andare.

Come ricordava Murray Bowen, “facciamo parlare il calendario”: le date, le storie, le generazioni che ci precedono parlano attraverso le nostre scelte educative, anche quando crediamo di decidere da zero. Riconoscerle non toglie la fatica del compito genitoriale, ma può restituire ai due partner una postura più consapevole, meno reattiva, più capace di custodire — insieme — l’irripetibile fragilità di chi sta crescendo.

Chi si riconoscesse in queste dinamiche di coppia genitoriale può aprire uno spazio per orientarsi, attraverso un primo colloquio conoscitivo con MindSwiss: un’occasione per mettere in parola la fatica e cominciare a distinguere, insieme, ciò che divide da ciò che — pur nella differenza — può tornare a unire.

Bibliografia

  • Minuchin, Salvador, Famiglie e terapia della famiglia, Astrolabio, 1976 — 📚 Scientifico
  • Bowen, Murray, Dalla famiglia all'individuo. La differenziazione del sé nel sistema familiare, Astrolabio, 1979 — 📚 Scientifico
  • Byng-Hall, John, Le trame della famiglia. Attaccamento sicuro e cambiamento sistemico, Raffaello Cortina, 1998 — 📚 Scientifico
  • Baumrind, Diana, Current Patterns of Parental Authority, Developmental Psychology Monographs, 1971 — 📚 Scientifico
  • Siegel, Daniel J.; Hartzell, Mary, Errori da non ripetere. Come la conoscenza della propria storia aiuta a essere genitori, Raffaello Cortina, 2005 — 📖 Divulgativo
  • Pietropolli Charmet, Gustavo, Fragile e spavaldo. Ritratto dell'adolescente di oggi, Laterza, 2008 — 📖 Divulgativo
  • Recalcati, Massimo, Il complesso di Telemaco. Genitori e figli dopo il tramonto del padre, Feltrinelli, 2013 — 📖 Divulgativo
  • Tolstoj, Lev, Anna Karenina, Einaudi, 1877 — ✍️ Letterario
  • Baumbach, Noah, Storia di un matrimonio (Marriage Story), Netflix, 2019 — 🎬 Film
  • Levi, Daniele; Bispuri, Laura, Figlia mia, Vivo Film, 2018 — 🎬 Film

Perche scegliere MindSwiss?

Psicoterapia coperta dalla cassa malati.
Esprimiti liberamente nella tua lingua madre.
Servizio di orientamento.

Prenota un colloquio di orientamento

L’orario è orientativo, serve solo ad aiutarci a contattarti nel momento più adatto per te.
Caselle di spunta

Con prescrizione medica valida, il percorso di psicoterapia è rimborsabile dall’assicurazione obbligatoria di base (LAMal). Il colloquio valutativo ti permette di orientarti e ricevere tutte le informazioni utili per il rimborso da parte della tua cassa malati.