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Depressione</3>

Psicologo per la depressione in Svizzera con LAMal

La depressione non è tristezza passeggera: è una condizione clinica che altera il tono dell'umore, l'energia, la capacità di provare piacere e il funzionamento quotidiano — per settimane o mesi, indipendentemente dalle circostanze esterne. È una delle condizioni psicologiche più diffuse e, allo stesso tempo, tra quelle che rispondono meglio alla terapia. Parlare con un psicologo e iniziare una psicoterapia è il percorso più efficace. Non si tratta di consulenza o supporto generico: la psicoterapia per la depressione richiede una valutazione clinica, parte da una diagnosi del medico di famiglia o dello psichiatra e segue un percorso strutturato. Con prescrizione medica, la terapia è coperta dalla cassa malati di base (LAMal). Guida completa alla depressione: sintomi, cause, tipi e strategie terapeutiche nel dettaglio.

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Depressione o tristezza: quando serve una psicoterapia

La tristezza fa parte della vita — la depressione clinica no. La distinzione è importante, perché la psicoterapia è indicata quando la sofferenza raggiunge una soglia clinica: non è uno strumento per attraversare momenti difficili ordinari, ma un intervento specializzato per condizioni che compromettono il funzionamento quotidiano. I criteri clinici che indicano una depressione che richiede psicoterapia:
  • Umore depresso o perdita di interesse/piacere presenti la maggior parte del giorno, quasi ogni giorno, per almeno due settimane.
  • Almeno quattro sintomi aggiuntivi tra: alterazioni del sonno o dell'appetito, stanchezza persistente, difficoltà di concentrazione, senso di inutilità o colpa, pensieri di morte.
  • I sintomi causano una compromissione significativa del lavoro, delle relazioni o della vita quotidiana.
  • Un medico o uno psichiatra ha già indicato la necessità di supporto psicologico.
Se ti riconosci in questo quadro, il primo passo è una valutazione medica. Il medico di famiglia può prescrivere la psicoterapia — con la prescrizione, la terapia è coperta dalla LAMal.

Psicoterapia per la depressione: gli approcci a MindSwiss

La psicoterapia per la depressione agisce sulle cause e sui meccanismi che mantengono il disturbo — non solo sui sintomi. Gli approcci dei nostri psicologi:
  • Terapia cognitivo-comportamentale (CBT): il trattamento con la maggiore evidenza empirica per la depressione. Lavora sui pensieri negativi automatici, sull'inattività comportamentale e sulle strategie per riattivarsi gradualmente.
  • Terapia interpersonale (IPT): focalizzata sulle relazioni e sui cambiamenti di vita che hanno preceduto o mantenuto la depressione — lutto, transizioni, conflitti relazionali.
  • ACT (Acceptance and Commitment Therapy): lavora sui valori e sulla flessibilità psicologica, utile soprattutto nelle depressioni con forte componente di evitamento e perdita di senso.
  • Terapia psicodinamica: esplora le radici profonde della depressione nella storia personale e nelle dinamiche relazionali precoci.
Nei casi di depressione moderata o grave, la psicoterapia può essere affiancata da supporto farmacologico valutato dallo psichiatra — sempre in combinazione, mai da sola.

Copertura cassa malati di base (LAMal): la psicoterapia per la depressione è rimborsata?

Sì: la depressione è una diagnosi psichiatrica riconosciuta — la psicoterapia è coperta dalla cassa malati di base (LAMal) a due condizioni: avere una prescrizione del medico di famiglia o dello psichiatra, e scegliere un psicoterapeuta autorizzato LAMal. Il percorso corretto:
  • Il medico di famiglia o lo psichiatra effettua una valutazione clinica e rilascia una prescrizione per la psicoterapia.
  • Scegli un psicoterapeuta autorizzato LAMal — tutti i professionisti MindSwiss lo sono.
  • La cassa malati di base rimborsa le sedute dopo la franchigia annua, secondo il tuo piano assicurativo.
Importante: la prescrizione medica non è una formalità — è la valutazione clinica che certifica la diagnosi e l'indicazione terapeutica. Se hai già parlato con il tuo medico, chiedi esplicitamente una prescrizione per la psicoterapia. I nostri specialisti ti guidano su come procedere già nella prima consulenza.

Depressione: i segnali clinici da riconoscere

La depressione si presenta in forme diverse. I segnali clinici più rilevanti:
  • Umore: tristezza pervasiva, senso di vuoto, pianto frequente, sensazione che nulla possa migliorare.
  • Interesse e piacere: anedonia — perdita del piacere per attività un tempo gratificanti, incluse relazioni, hobby, sessualità.
  • Energia e corpo: stanchezza cronica, rallentamento psicomotorio, alterazioni del sonno (insonnia o ipersonnia), variazioni dell'appetito e del peso.
  • Cognizione: difficoltà di concentrazione, memoria, decisione; pensieri negativi persistenti su di sé, sul mondo, sul futuro.
  • Pensieri di morte: ideazione passiva (non voler essere qui) o attiva (pensieri di suicidio) — in questo caso è necessario un intervento urgente.
Se questi segnali durano da più di due settimane e compromettono il tuo funzionamento quotidiano, non aspettare: parla prima con il tuo medico di famiglia, poi contattaci per iniziare la psicoterapia.

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Riassunto in poche righe...

C’è un momento, in genere di mattina, in cui ti svegli e capisci che qualcosa non torna. Non è la stanchezza del lunedì. Non è il fastidio per una notizia ricevuta. È il corpo che pesa più del solito, una pesantezza che non si scrolla con la doccia o con il caffè. Pensi: passerà. Poi […]

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Riassunto in poche righe...

C’è un momento, in genere di mattina, in cui ti svegli e capisci che qualcosa non torna. Non è la stanchezza del lunedì. Non è il fastidio per una notizia ricevuta. È il corpo che pesa più del solito, una pesantezza che non si scrolla con la doccia o con il caffè. Pensi: passerà. Poi […]

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Riassunto in poche righe...

C’è un momento, in genere di mattina, in cui ti svegli e capisci che qualcosa non torna. Non è la stanchezza del lunedì. Non è il fastidio per una notizia ricevuta. È il corpo che pesa più del solito, una pesantezza che non si scrolla con la doccia o con il caffè. Pensi: passerà. Poi […]
Ultimo aggiornamento: lunedì 25 Maggio 2026

C’è un momento, in genere di mattina, in cui ti svegli e capisci che qualcosa non torna. Non è la stanchezza del lunedì. Non è il fastidio per una notizia ricevuta. È il corpo che pesa più del solito, una pesantezza che non si scrolla con la doccia o con il caffè. Pensi: passerà. Poi passa una settimana, un mese, e quel peso è ancora lì. Quando si parla di depressione, è spesso da questa scena silenziosa che bisogna ripartire — non dai manuali. Su MindSwiss incontriamo persone che vivono in Svizzera da anni, parlano italiano in casa e tedesco al lavoro, e che mi raccontano questa scena con parole quasi identiche.

In questo articolo provo a fare una cosa che in clinica facciamo ogni giorno: prendere la parola “depressione” — usata e abusata — e ridarle il suo peso reale. Senza drammatizzare, senza minimizzare. Per aiutarti a capire se quello che senti è davvero un quadro depressivo, cosa lo distingue da altre forme di sofferenza, e che cosa concretamente puoi fare oggi.

Cos’è davvero la depressione: oltre la tristezza

Differenze tra tristezza, lutto e disturbo depressivo maggiore secondo i criteri DSM-5
CaratteristicaTristezzaLuttoDepressione maggiore
DurataOre o giorniSettimane o mesi, con ondate≥ 2 settimane continuative, quasi ogni giorno
Oggetto scatenanteEvento specifico identificabilePerdita reale (persona, ruolo)Spesso assente o sproporzionato
Capacità di provare piacereConservataConservata a trattiAnedonia persistente
AutostimaStabileGeneralmente preservataSenso di inutilità, colpa eccessiva
Sintomi somaticiLievi e transitoriPresenti, legati alla perditaPersistenti: sonno, appetito, energia, libido
Funzionamento quotidianoSostanzialmente integroTemporaneamente ridottoCompromissione clinicamente significativa

La depressione non è “stare giù”. È uno dei principali disturbi dell’umore: modifica come pensi, come ti muovi, come dormi, come mangi, come ami. È un’immagine fotografica che si sviluppa lentamente nel bagno acido del tempo: all’inizio non vedi nulla, poi cominci a riconoscere i contorni di qualcosa che era già lì da settimane.

Il Diagnostic and Statistical Manual (DSM-5) parla di disturbo depressivo maggiore quando, per almeno due settimane consecutive, sono presenti umore deflesso o anedonia (perdita di piacere) insieme ad altri sintomi tra: alterazioni del sonno e dell’appetito, rallentamento o agitazione psicomotoria, fatica persistente, senso di inutilità o colpa eccessiva, difficoltà di concentrazione, pensieri di morte. Devono essere almeno cinque sintomi totali, presenti quasi tutti i giorni, e devono compromettere significativamente la vita quotidiana.

Ma la diagnosi non racconta tutto. Una persona depressa, di solito, non si descrive così: ti dirà che è “stanca”, che “non ha più voglia di niente”, che “non si riconosce più”. Ti dirà che fa ancora le cose, ma le fa come se le facesse qualcun altro. Ti dirà che ride alle battute, ma non sente più la risata dentro. Il pilota automatico dell’inconscio porta avanti la giornata, mentre la persona cosciente si guarda da fuori, sempre più distante.

I segnali che la mente nasconde, il corpo confessa

Spesso il primo a parlare è il corpo. Insonnia o ipersonnia. Mal di testa che non passano. Tensione cervicale, dolori diffusi, problemi gastrici, calo della libido, palpitazioni, vertigini. È quello che in clinica chiamiamo depressione mascherata: l’umore è basso, ma il sintomo principale è somatico. Per chi è cresciuto in una cultura — italiana, mediterranea — in cui dire “sono depresso” è ancora difficile, il corpo diventa il portavoce. Approfondisci: calo della libido.

Vale la pena fermarsi un attimo qui. Se hai fatto esami su esami senza trovare cause organiche, se i medici continuano a dirti “è stress”, se i farmaci sintomatici funzionano poco e male, è ragionevole chiedersi se sotto non ci sia una depressione che non hai ancora chiamato per nome.

Cosa NON è depressione (anche se gli somiglia)

Non tutto ciò che assomiglia alla depressione lo è. Vale la pena distinguere alcune esperienze che le si avvicinano ma hanno una loro autonomia.

La tristezza è un’emozione umana, sana, con un oggetto e un movimento. Si attiva, si esprime, si attenua. La depressione, al contrario, appiattisce: toglie il colore alla pellicola, lasciando solo le forme grigie.

Il lutto è la risposta naturale a una perdita. Può essere intenso, lungo, doloroso, ma ha un ritmo proprio e quasi sempre evolve. Quando il lutto si blocca o si trasforma in un quadro che dura mesi senza muoversi, può essere depressione complicata. Su questo tornerò nell’articolo dedicato alla depressione reattiva.

La stanchezza cronica è un’esperienza fisica che può avere cause mediche specifiche (anemia, ipotiroidismo, apnee notturne, infezioni latenti). Va sempre indagata con il medico curante prima di parlare di depressione.

Il burnout è una sindrome lavorativa con una sua specificità clinica. Spesso evolve in depressione se non riconosciuto in tempo. Per la distinzione, leggi burnout o depressione: come distinguerli davvero.

Le diverse forme del disturbo affettivo: varietà e caratteristiche

“Depressione” è un termine ombrello sotto cui si raccolgono forme cliniche piuttosto diverse. Ognuna ha il suo passo, come ogni sentiero in montagna: alcuni sono brevi e ripidi, altri lunghi e poco visibili.

Il disturbo depressivo maggiore è la forma “classica”: episodi acuti, riconoscibili, con i sintomi del DSM-5 ben definiti. Può essere singolo o ricorrente. Approfondimento dedicato: depressione maggiore.

La distimia (oggi chiamata disturbo depressivo persistente) è una forma cronica, di intensità lieve-moderata, che dura almeno due anni. Spesso passa per “carattere” — è la depressione che non si vede e che proprio per questo è più difficile da riconoscere. Vedi distimia.

La depressione stagionale esordisce in autunno-inverno e remette in primavera. È particolarmente rilevante in Svizzera, dove gli inverni sono lunghi e la luce scarsa, soprattutto sul Mittelland. Vedi depressione stagionale.

La depressione reattiva insorge in chiara connessione con un evento di vita: un lutto, una separazione, un licenziamento, un trasferimento. Ha un nome, una storia, un trigger.

La depressione post partum insorge entro un anno dal parto e va distinta nettamente dal baby blues. Riguarda il 10-15% delle puerpere ed è una delle complicazioni più frequenti del puerperio. Vedi depressione post partum.

La depressione bipolare è la fase depressiva di un disturbo bipolare, alternata a fasi maniacali o ipomaniacali. Richiede una valutazione specialistica differente perché il trattamento è specifico.

Esistono poi forme con caratteristiche atipiche, melancoliche, psicotiche, e specificatori legati al genere e all’età. La diagnosi differenziale è competenza clinica: ti serve qualcuno che, insieme a te, distingua il sentiero giusto.

Depressione in Svizzera: cosa cambia se vivi qui

Depressione in Svizzera: cosa cambia se vivi qui

Se vivi a Zurigo, Ginevra, Basilea o nel Ticino e parli italiano in casa ma lavori in un’altra lingua, ci sono fattori specifici da considerare. La vita da expat aggiunge una pressione invisibile: la lontananza dagli affetti, l’inverno lungo e con poca luce, una rete sociale che si costruisce a fatica, il senso di “essere ospite” anche dopo dieci anni. Non è la causa della depressione, ma è il terreno su cui certe vulnerabilità germogliano più facilmente.

L’Ufficio federale di statistica indica che circa il 9% della popolazione svizzera presenta sintomi depressivi medio-gravi nel corso di un anno. Tra chi ha vissuto un trasferimento internazionale, l’incidenza è più alta. Le donne sono colpite quasi il doppio degli uomini, ma i tassi di suicidio maschile sono significativamente superiori — segnale che gli uomini chiedono aiuto molto meno e troppo tardi.

Perché molti italiani in Svizzera non chiedono aiuto

Eppure, la maggioranza non chiede aiuto. Le ragioni che sento più spesso in studio: il pudore di “ammetterlo” verso una famiglia di origine lontana; la difficoltà di trovare un professionista che parli italiano; la complessità apparente del sistema sanitario svizzero; il timore — culturale — che andare dallo psicologo sia segno di debolezza; la convinzione di “non avere tempo” tra lavoro, famiglia e i ritmi svizzeri; la paura, spesso infondata, di compromettere il permesso di soggiorno o la posizione lavorativa.

Tutto questo si traduce in una verità che vedo ogni settimana: in Svizzera arriva in studio chi ha già aspettato troppo. Il primo dato di realtà che vorrei lasciarti è questo: chiedere aiuto presto non è esagerare. È prevenire la cronicizzazione.

Il meccanismo: perché succede e perché dura

Negli ultimi vent’anni la ricerca ha smontato l’idea della depressione come “squilibrio chimico” semplice. È un fenomeno bio-psico-sociale, in cui interagiscono predisposizione genetica, regolazione neurobiologica (serotonina, noradrenalina, BDNF, asse HPA), eventi di vita, schemi cognitivi precoci e contesto attuale.

La spirale dell’inattività

Modelli come la Schema Therapy di Young, l’Acceptance and Commitment Therapy (ACT) di Hayes e la Cognitive Behavioral Therapy di Beck mostrano che la depressione si mantiene attraverso circoli viziosi. Lewinsohn, negli anni Settanta, lo chiamava spirale dell’inattività: ritiro sociale → meno gratificazioni → umore peggiore → più ritiro. Non smetti di vedere gli amici perché sei depresso; sei più depresso perché hai smesso di vedere gli amici. La differenza, in clinica, è cruciale.

La buona notizia è che questi circoli si possono invertire — non con la forza di volontà, ma con un lavoro paziente, fatto a piccoli passi, in un’improvvisazione che impara a usare anche il silenzio tra le note. La psicoterapia, soprattutto evidence-based (CBT, ACT, IPT, Schema Therapy), agisce esattamente su queste catene.

Predisposizione, vulnerabilità, contesto

Una domanda che mi viene posta spesso: perché proprio io? La risposta onesta è che la depressione si attiva quando vulnerabilità e contesto si incontrano nel momento sbagliato. Avere un genitore depresso aumenta il rischio. Avere vissuto traumi precoci o trascuratezza emotiva aumenta il rischio. Avere certi schemi cognitivi rigidi aumenta il rischio. Ma avere tutti questi fattori non garantisce di ammalarsi, e averne pochi non garantisce di non ammalarsi.

È come un campo coltivato: il terreno è quello che è, ma quello che cresce dipende anche dalla stagione. La depressione, in molti casi, è quella stagione che chiede attenzione.

Il ruolo dell’inconscio

Una cosa che ripeto spesso ai miei pazienti: tu sai fare molto più di quello che credi di saper fare. La depressione ti convince del contrario. Ti convince che sei svuotato, finito, incapace. Ma sotto quella narrazione, l’inconscio continua a lavorare, a cercare soluzioni, a custodire risorse che la mente cosciente ha smesso di vedere. Una parte importante del lavoro terapeutico è proprio questa: ridare voce a quella parte. Non costruire qualcosa di nuovo dall’esterno, ma riportare alla luce quello che già c’è.

MindSwiss è uno studio di psicologia e psicoterapia online specificamente rivolto a chi vive in Svizzera e desidera un supporto in lingua italiana (o in altre lingue madri, come il francese)

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Come si presenta la depressione in chi: differenze di età e genere

Come si presenta la depressione in chi: differenze di età e genere

La presentazione clinica della depressione cambia, e parecchio, in base all’età e al genere. Riconoscerla nei suoi diversi volti aiuta a non perderla.

Negli uomini il sintomo dominante è spesso l’irritabilità, non la tristezza. Si manifesta con scoppi di rabbia, ritiro emotivo, immersione totale nel lavoro, abuso di alcol, insonnia, problemi sessuali. Per approfondire vedi depressione negli uomini.

Nelle donne la presentazione è più vicina ai criteri DSM-5 classici, ma con maggiore frequenza di ansia associata, ruminazioni, alterazioni alimentari, e sensi di colpa centrati sulla cura degli altri (figli, partner, genitori).

Negli adolescenti, il sintomo principale è di nuovo l’irritabilità, accompagnata da calo del rendimento scolastico, ritiro sociale, alterazioni del sonno (spesso ipersonnia), aumento del consumo di schermi e social. Vedi mio figlio è depresso.

Negli anziani, la depressione si camuffa spesso da declino cognitivo, da fatica fisica, da “vecchiaia”. È per questo sottodiagnosticata e spesso trattata male.

Cosa puoi fare oggi: una pratica concreta

Voglio lasciarti un esercizio. Non è una soluzione, è un primo gesto. Per i prossimi sette giorni, ogni sera, prima di dormire, scrivi tre righe in un quaderno. Solo tre. La prima: cosa ho fatto oggi anche di piccolo. La seconda: cosa ho sentito nel corpo. La terza: una cosa, anche minima, che voglio fare domani.

Non è terapia. È un modo per cominciare a riprendere il filo. Come quando in montagna sei dentro la nebbia: non vedi la cima, ma puoi vedere il prossimo passo. La depressione si attraversa così, un passo alla volta, e quasi sempre con qualcuno accanto. Lo sherpa non porta lo zaino al posto tuo — cammina accanto, segna il sentiero, ti permette di andare oltre dove andresti da solo.

Marco, 38 anni, ingegnere a Zurigo da otto. Arriva da me dicendo “non sono depresso, sono solo stanco”. Dorme male da mesi, ha smesso di andare in palestra, non chiama più gli amici di Milano. La moglie l’ha convinto a venire. Nei primi colloqui scopriamo che dietro la “stanchezza” c’è un lutto non elaborato (la morte del padre, due anni prima) e un senso cronico di non appartenenza. Lavoriamo per nove mesi, anche con il medico curante per la prescrizione. Marco oggi continua il percorso: non ha “risolto”, ma ha ritrovato un suo passo.

Elena, 44 anni, italiana a Ginevra da dodici, due figli. Mi contatta dicendo “non so cosa ho, ma non sono io”. Niente eventi specifici, niente trauma, niente di “drammatico”. Solo un peso costante, da circa otto mesi. La diagnosi emerge dopo tre colloqui: depressione lieve-moderata su base distimica, mai riconosciuta in passato. Lavoriamo per dieci mesi, in coordinamento con il medico curante. Elena oggi mi scrive: “Adesso so che non era pigrizia. Era qualcosa di clinico, e si poteva fare qualcosa. Avrei dato anni della mia vita per saperlo prima”.

Quando chiedere aiuto

Chiedi aiuto se questi sintomi durano da più di due settimane e ti impediscono di vivere come vorresti. Chiedi aiuto se hai pensieri di morte, anche fugaci. Chiedi aiuto se il lavoro, le relazioni o il sonno si sono incrinati. Non aspettare di “stare proprio male” — la depressione si tratta meglio quando non è ancora cronicizzata.

In Svizzera il primo passo è quasi sempre il medico di famiglia (Hausarzt, médecin traitant). Il medico valuta la situazione, esclude cause organiche, e — se indicato — emette una prescrizione medica per psicoterapia che attiva la copertura LAMal. Da lì, puoi accedere a un percorso con un psicologo-psicoterapeuta autorizzato. La nostra guida completa al psicologo online in Svizzera spiega come funziona, e l’articolo dedicato a psicoterapia online coperta dalla LAMal chiarisce il rimborso. Per il quadro clinico in Svizzera vedi anche depressione in Svizzera e rimborso LAMal.

Se i pensieri di morte sono presenti e non riesci a stare con loro, non aspettare. In Svizzera puoi chiamare la Mano Tesa (Tel 143, 24 ore su 24, anche in italiano) o il numero di emergenza sanitaria 144. Parlarne non aumenta il rischio: lo riduce.

Domande frequenti sulla depressione

Domande frequenti sulla depressione

La depressione si “guarisce” davvero?

La depressione è altamente trattabile. Le linee guida internazionali indicano che la maggioranza delle persone che intraprende un percorso evidence-based ottiene un miglioramento significativo. Parliamo di “remissione” più che di “guarigione” definitiva: imparare a riconoscere i propri segnali e a gestirli resta una competenza utile per la vita. Per i tempi e le fasi di un percorso, vedi come uscire dalla depressione.

Bisogna per forza prendere antidepressivi?

No. Le linee guida internazionali (NICE, OMS, APA) indicano la psicoterapia evidence-based come trattamento di prima linea per la depressione lieve-moderata. Per i quadri moderati-gravi, l’associazione con la terapia farmacologica può supportare il percorso. La scelta è clinica, sempre individuale, e va concordata con il medico curante o lo psichiatra.

Quanto dura un percorso di psicoterapia per la depressione?

Per quadri lievi-moderati, le linee guida indicano percorsi di 16-30 sedute (4-9 mesi a cadenza settimanale). Per quadri più cronici o complessi, possono servire 40-60 sedute o più. Sono medie: ogni persona ha il suo passo.

Posso fare psicoterapia online?

Sì. Dal 2022, in Svizzera, la psicoterapia online erogata da psicologi-psicoterapeuti autorizzati è equiparata a quella in studio per il rimborso LAMal. Per la depressione lieve-moderata, le evidenze scientifiche mostrano efficacia paragonabile alla terapia in presenza.

La depressione è ereditaria?

C’è una componente genetica documentata, ma non è una “condanna”. Avere un genitore depresso aumenta il rischio personale, ma non lo determina. Conta moltissimo l’interazione con il contesto, le esperienze precoci, gli eventi di vita, le risorse di coping.

La depressione non è un fallimento del carattere. È un’esperienza umana, frequente, e — soprattutto — trattabile. Come la lastra fotografica che si sviluppa lentamente, anche l’uscita richiede tempo, pazienza, e una mano esperta che accompagni. Lavorare con la depressione non è un percorso di “miglioramento personale”: è una manutenzione clinica seria di qualcosa che è andato in disequilibrio. E come ogni manutenzione fatta bene, restituisce un sistema più solido di prima.

Se vuoi capire se il tuo vissuto rientra in un quadro depressivo, puoi iniziare con uno spazio per capire la situazione e orientarti insieme a noi su MindSwiss. Lavoriamo in italiano, online, in tutta la Svizzera, con un’équipe di professionisti autorizzati e iscritti al registro federale.

Con prescrizione medica, le sedute possono essere rimborsate dalla LAMal, fatte salve franchigia e supplemento.

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I nostri psicologi specializzati nella depressione

MindSwiss seleziona psicologi e psicoterapeuti con formazione specifica nel trattamento della depressione (CBT, IPT, ACT, terapia psicodinamica). Tutti sono autorizzati LAMal e lavorano in italiano — la psicoterapia è rimborsabile dalla cassa malati di base con prescrizione del medico di famiglia o dello psichiatra.

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