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Disturbo Borderline di Personalità

Disturbi di personalità

Davide Livio

Psicoterapeuta FSP

Articolo revisionato dalla nostra redazione clinica

Ultimo aggiornamento: martedì 12 Maggio 2026

2 3 Indice

Riassunto in poche righe...

Il disturbo borderline di personalità (DBP) è un disturbo della regolazione emotiva e dell'identità, caratterizzato da paura dell'abbandono, splitting e instabilità relazionale. Si distingue da bipolare e ADHD; i trattamenti efficaci sono DBT e Schema Therapy.

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Riassunto in poche righe...

Il disturbo borderline di personalità (DBP) è un disturbo della regolazione emotiva e dell'identità, caratterizzato da paura dell'abbandono, splitting e instabilità relazionale. Si distingue da bipolare e ADHD; i trattamenti efficaci sono DBT e Schema Therapy.

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Riassunto in poche righe...

Il disturbo borderline di personalità (DBP) è un disturbo della regolazione emotiva e dell'identità, caratterizzato da paura dell'abbandono, splitting e instabilità relazionale. Si distingue da bipolare e ADHD; i trattamenti efficaci sono DBT e Schema Therapy.

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Ultimo aggiornamento: martedì 12 Maggio 2026

Il disturbo borderline di personalità è tra le condizioni che incontro più spesso nel mio lavoro — e tra quelle che generano più confusione, dentro e fuori dalla stanza di terapia. Se stai leggendo questa pagina, è probabile che ci sia qualcosa di concreto che ti ha spinto a cercare: emozioni che sembrano impossibili da contenere, relazioni che oscillano tra momenti di connessione intensa e crolli improvvisi, oppure il tentativo di capire cosa sta succedendo a te o a qualcuno che ami. Chi vive il disturbo borderline dall’interno sperimenta un mondo emotivo di un’intensità difficile da descrivere. Chi lo vive dall’esterno — come partner, genitore, figlio — si trova spesso spaesato, esausto, convinto di aver sbagliato qualcosa. Il disturbo borderline di personalità ha una struttura clinica precisa e trattamenti con efficacia documentata. Questa guida raccoglie tutto quello che è utile sapere.

Cos’è il disturbo borderline di personalità

Cos'è il disturbo borderline di personalità

Il disturbo borderline di personalità (DBP, o BPD dall’inglese Borderline Personality Disorder) è un disturbo della regolazione emotiva e dell’identità. Il termine “borderline” nasce da una classificazione storica che collocava questo quadro “al confine” tra nevrosi e psicosi — una definizione oggi superata, ma rimasta nel linguaggio clinico. Il DBP è un disturbo di personalità a tutti gli effetti, con una struttura psicologica precisa e un decorso che può essere significativamente modificato con il trattamento adeguato.

Non si tratta di una persona “difficile” o “manipolativa”. Si tratta di qualcuno il cui sistema nervoso risponde alle emozioni — soprattutto quelle legate alle relazioni — in modo molto più intenso e meno modulabile rispetto alla media. Marsha Linehan, la ricercatrice che ha sviluppato la terapia più efficace per questo disturbo, lo ha descritto come una vulnerabilità emotiva biologica che incontra un ambiente invalidante: il risultato è un sistema che impara a non fidarsi delle proprie emozioni, e che oscilla tra soppressione e esplosione.

Come si riconosce: i sintomi principali

Come si riconosce: i sintomi principali

Il DSM-5-TR descrive il disturbo borderline attraverso nove criteri, di cui cinque o più devono essere presenti in modo pervasivo e persistente. Non è una lista di “difetti” — è la mappa di un sistema psicologico che ha imparato a sopravvivere in un modo specifico.

Il criterio più riconoscibile è la paura intensa dell’abbandono — reale o immaginato. Anche un ritardo nel rispondere a un messaggio, un tono di voce percepito come freddo, una pausa nella conversazione possono attivare una risposta di allarme sproporzionata. Questa paura non è irrazionale in senso astratto: ha radici precise nella storia di attaccamento della persona.

Il secondo elemento centrale è l’instabilità nelle relazioni, che oscilla tra idealizzazione e svalutazione — il cosiddetto splitting. Il partner, il terapeuta, l’amico vengono vissuti come perfetti o come traditori, raramente con sfumature intermedie. Non è perfidia: è la difficoltà a tenere insieme aspetti contraddittori della stessa persona.

A questo si aggiunge l’instabilità dell’immagine di sé: chi soffre di DBP fatica a rispondere alla domanda “chi sono” in modo stabile nel tempo. Valori, obiettivi, orientamento sessuale, gusti e ideali possono cambiare radicalmente a seconda della relazione in corso o del momento di vita.

L’impulsività si manifesta in comportamenti che producono sollievo immediato ma conseguenze negative: spese compulsive, abbuffate, promiscuità sessuale, guida pericolosa, uso di sostanze. È importante distinguerla dalla premeditazione: l’impulso nel DBP non è strategico, è una risposta automatica a uno stato emotivo insostenibile.

La disregolazione emotiva — emozioni intense che si attivano rapidamente, durano a lungo, e faticano a rientrare — è il filo che collega tutti gli altri criteri. Ma il DSM-5 descrive anche altri quattro criteri che meritano attenzione: i comportamenti autolesivi o suicidari ricorrenti, che vanno compresi come tentativi di gestire un dolore insopportabile, non come manipolazione; l’instabilità dell’umore, con disforia, irritabilità o ansia intense che durano ore, raramente giorni; il senso cronico di vuoto, una sensazione persistente di essere cavi, privi di sostanza, difficile da descrivere ma immediata da riconoscere per chi la vive; e infine la paranoia transitoria o dissociazione nei momenti di stress estremo, quando il contatto con la realtà si incrina brevemente prima di ripristinarsi.

Per un approfondimento dettagliato sui nove criteri e su come si manifestano nella vita quotidiana, l’articolo dedicato ai sintomi del disturbo borderline li analizza uno per uno con esempi clinici concreti.

Quanto è diffuso e chi colpisce

Quanto è diffuso e chi colpisce

La prevalenza del disturbo borderline nella popolazione generale è stimata tra l’1,6% e il 5,9%. Storicamente considerato più frequente nelle donne, la ricerca più recente suggerisce che la differenza sia in parte legata a bias diagnostici: gli uomini con DBP vengono spesso diagnosticati con disturbo antisociale o con dipendenze, mentre le donne ricevono più spesso la diagnosi corretta.

Secondo i dati dell’Osservatorio svizzero della salute (OBSAN), i disturbi di personalità rappresentano una delle categorie più sottostimate nei sistemi di cura, con un ritardo diagnostico medio che supera i sette anni. In Svizzera, l’accesso al trattamento è facilitato dalla copertura LAMal, ma richiede una prescrizione medica e un percorso specifico.

L’insorgenza si colloca tipicamente nell’adolescenza o nella prima età adulta. Prima dei 18 anni è possibile una diagnosi, ma richiede particolare cautela: l’instabilità identitaria è normativa in adolescenza, e una diagnosi precoce va sempre contestualizzata con attenzione.

Come capire se si ha il disturbo borderline

È una domanda che arriva spesso, e che merita una risposta onesta: nessun articolo — nemmeno questo — può sostituire una valutazione clinica. Il disturbo borderline ha una struttura diagnostica precisa, e solo un professionista con esperienza nei disturbi di personalità può valutarla in modo affidabile. Detto questo, ci sono segnali che ricorrono con una certa regolarità nella storia di chi poi riceve questa diagnosi.

Il primo è la sensazione che le emozioni abbiano un’intensità diversa da quella degli altri — non come descrizione esterna, ma come esperienza vissuta. Situazioni che gli altri sembrano attraversare con fatica moderata diventano tempeste. Il secondo segnale è una certa fatica con la continuità: il senso di chi si è, cosa si vuole, con chi si vuole stare cambia in modi che sorprendono anche chi li vive. Il terzo è il pattern nelle relazioni: la ripetizione di cicli in cui qualcuno viene vissuto come la persona giusta, poi come qualcuno da cui fuggire, senza riuscire a capire con precisione cosa è cambiato.

Questi segnali da soli non costituiscono una diagnosi. Possono essere presenti in molte condizioni diverse — e la sovrapposizione con disturbo bipolare, ADHD, disturbo post-traumatico complesso è frequente. Quello che ha senso fare, quando ci si riconosce in questo quadro, è portare queste osservazioni a un professionista: non come certezza, ma come punto di partenza per una valutazione.

Un aspetto che trovo importante chiarire: ricevere una diagnosi di disturbo borderline non è una sentenza. È, spesso, un sollievo — perché mette un nome a qualcosa che era già presente, e apre l’accesso a percorsi di cura specifici e documentati.

Le cause: trauma, attaccamento e biologia

Le cause: trauma, attaccamento e biologia

Il disturbo borderline nasce dall’interazione tra una vulnerabilità biologica — una maggiore reattività del sistema limbico, in particolare dell’amigdala — e un ambiente di sviluppo che non ha fornito gli strumenti per regolare quella reattività. Non esiste una causa unica, e non esiste un “colpevole”.

La ricerca sull’attaccamento ha mostrato che la maggior parte delle persone con DBP ha sviluppato uno stile di attaccamento insicuro, spesso disorganizzato. Questo non significa necessariamente abuso o trauma esplicito: anche un ambiente affettivamente imprevedibile, in cui le risposte ai bisogni del bambino erano incoerenti, può produrre lo stesso effetto.

Il trauma, tuttavia, è presente in una percentuale significativa dei casi — e la sua elaborazione è spesso un elemento centrale del percorso terapeutico. Il rapporto tra trauma, attaccamento e disturbo borderline è complesso e stratificato. L’articolo su traumi e attaccamento nel disturbo borderline approfondisce questo legame con rigore clinico. Chi presenta anche una storia di trauma complesso troverà utile l’articolo su disturbo borderline e trauma complesso, mentre il tema specifico del corpo come memoria del trauma è affrontato in trauma borderline, corpo e ipervigilanza.

Diagnosi differenziale: cosa non confondere

Diagnosi differenziale: cosa non confondere

Il disturbo borderline viene spesso confuso con altri quadri clinici, sia per la sovrapposizione dei sintomi sia per i bias culturali nella diagnosi. Le due confusioni più frequenti riguardano il disturbo bipolare e il disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD).

Con il disturbo bipolare condivide l’instabilità dell’umore — ma la natura è diversa. Nel disturbo bipolare l’umore oscilla su settimane o mesi, è in parte indipendente dagli eventi esterni, e risponde bene agli stabilizzatori dell’umore. Nel DBP le oscillazioni sono reattive alle relazioni, durano ore o giorni, e rispondono poco ai farmaci ma molto alla psicoterapia. La distinzione clinica è approfondita nell’articolo su differenze e somiglianze tra disturbo borderline e disturbo bipolare.

Con l’ADHD condivide l’impulsività e la disregolazione emotiva. La coesistenza dei due disturbi è frequente e clinicamente rilevante: chi ha entrambi risponde in modo diverso al trattamento rispetto a chi ha solo uno dei due. L’articolo su ADHD e disturbo borderline: quando coesistono affronta questa comorbilità con attenzione specifica.

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I trattamenti che funzionano

Il disturbo borderline è trattabile. Questa affermazione vale la pena ripeterla, perché il pessimismo terapeutico — la convinzione che “non si possa fare nulla” — è ancora diffuso sia tra i professionisti sia tra le famiglie. La ricerca degli ultimi trent’anni ha prodotto trattamenti specifici con efficacia documentata.

La terapia DBT

La Dialectical Behavior Therapy (DBT), sviluppata da Marsha Linehan, è il trattamento con il livello più alto di evidenza per il disturbo borderline. Combina elementi cognitivo-comportamentali con la pratica della mindfulness, e lavora su quattro aree specifiche: regolazione emotiva, tolleranza alla sofferenza, efficacia interpersonale e mindfulness. L’articolo su la terapia DBT di Marsha Linehan ne spiega il modello teorico e i risultati della ricerca. Per chi vuole conoscere le tecniche concrete, le DBT skills spiegate in modo pratico offre una panoramica delle competenze che si sviluppano nel percorso. Una delle tecniche più utilizzate nelle situazioni di crisi emotiva acuta è la tecnica TIPP — uno strumento di primo intervento per interrompere l’escalation emotiva e gestire l’autolesionismo che può caratterizzare i momenti di crisi più acuta.

La Schema Therapy

La Schema Therapy di Jeffrey Young lavora sugli schemi precoci disadattativi — le strutture cognitive ed emotive formatesi nell’infanzia — e sui “mode”, ovvero gli stati emotivi che si alternano nella persona borderline. È un approccio più orientato all’esplorazione della storia personale rispetto alla DBT, e particolarmente indicato quando il trauma relazionale è centrale. La sua applicazione specifica in Svizzera è descritta nell’articolo sulla schema therapy per il disturbo borderline in Svizzera.

Il percorso verso la guarigione

La parola “guarigione” in psicologia richiede cautela, ma nel caso del disturbo borderline la ricerca è incoraggiante: studi longitudinali mostrano che la maggioranza delle persone con diagnosi di DBP raggiunge una remissione sintomatica stabile nel tempo. Cosa dice davvero la ricerca sulla guarigione dal disturbo borderline raccoglie questi dati senza ottimismo ingenuo ma senza pessimismo ingiustificato.

Le crisi: cosa fare quando la situazione precipita

Le crisi: cosa fare quando la situazione precipita

Le crisi emotive acute sono una delle caratteristiche più difficili da gestire nel disturbo borderline — per chi le vive e per chi sta vicino. Una crisi borderline non è una “scenata”: è uno stato di disregolazione intensa in cui la capacità di mentalizzazione si riduce drasticamente e i comportamenti impulsivi diventano l’unica risposta disponibile. L’articolo su crisi borderline: cosa fare offre indicazioni pratiche sia per chi soffre del disturbo sia per chi si trova ad affrontare la crisi dall’esterno.

Marco, 34 anni, lavora nel settore finanziario a Lugano. Quando arriva in terapia, descrive le sue crisi come “esplosioni che non riesco a fermare in tempo”. Sa riconoscerle nell’accumulo dei giorni precedenti — il sonno che peggiora, la soglia di tolleranza che si abbassa, la sensazione di camminare sul filo. Ma nel momento in cui scattano, la lucidità scompare. Il lavoro terapeutico inizia proprio da quella finestra: imparare a identificare i segnali precoci, prima che il sistema si sovrascaldi oltre il punto di ritorno.

Il disturbo borderline nelle relazioni

Le relazioni sono il territorio in cui il disturbo borderline si manifesta con maggiore intensità. Non perché chi soffre di DBP voglia creare caos — ma perché le relazioni sono il terreno in cui la vulnerabilità all’abbandono, lo splitting e la difficoltà di regolazione emotiva si attivano nel modo più immediato.

Chi vive una relazione con un partner borderline spesso descrive la stessa esperienza: momenti di connessione straordinaria alternati a rotture improvvise, sensazione di non capire cosa sia successo, stanchezza emotiva che si accumula nel tempo. L’articolo su relazione con un partner borderline: dinamiche tipiche e segnali analizza questi pattern senza demonizzare nessuno. Chi si chiede come stare in quella relazione senza perdersi ha a disposizione l’approfondimento su come prendersi cura di sé senza perdersi nella relazione con un partner borderline.

Famiglie e genitori: un capitolo a parte

Le famiglie che vivono con una persona con disturbo borderline attraversano spesso anni di confusione, senso di colpa e isolamento. Capire il disturbo non significa giustificare ogni comportamento — significa avere una mappa per navigare una situazione complessa con più strumenti. L’articolo su supporto ai genitori di una persona con disturbo borderline è rivolto specificamente a chi ha un figlio adulto con questa diagnosi. Chi invece cerca un orientamento più generale può trovare utile la guida su come aiutare un familiare con disturbo borderline.

Il disturbo borderline può coinvolgere anche la genitorialità diretta. Crescere con un genitore borderline lascia tracce specifiche sullo sviluppo emotivo del bambino — il ciclo transgenerazionale del trauma è un tema che merita attenzione. L’articolo su crescere con un genitore borderline lo affronta con rispetto per entrambe le parti. Per chi ha una diagnosi di disturbo borderline ed è anche genitore, l’articolo su essere genitore con disturbo borderline: sfide e risorse offre una prospettiva clinica e umana.

Cinema e cultura: il disturbo borderline nell’immaginario

Cinema e cultura: il disturbo borderline nell'immaginario

La rappresentazione del disturbo borderline nel cinema e nelle serie tv è spesso distorta — ma alcuni lavori hanno contribuito a far sentire meno sole le persone con questa diagnosi. La raccolta dei migliori film che parlano del disturbo borderline e delle 5 serie TV più significative per avvicinarsi al disturbo borderline offre un punto di accesso culturale al tema — utile sia per chi vuole capire dall’interno sia per chi lavora con persone con questa diagnosi.

Borderline e vita quotidiana

Borderline e vita quotidiana

Il disturbo borderline non esiste solo nelle crisi o nelle relazioni romantiche. Entra nel lavoro, nelle amicizie, nella gestione del tempo, nel rapporto con il corpo. È una dimensione che chi ha la diagnosi conosce bene e che spesso rimane fuori dalla letteratura clinica.

Sul lavoro, la disregolazione emotiva può rendere difficile gestire critiche, conflitti con i colleghi o la sensazione di essere valutati. Molte persone con DBP alternano periodi di produttività intensa — quando si sentono motivate e connesse — a fasi di blocco completo, in cui anche compiti semplici diventano inaccessibili. Il rapporto con l’autorità è spesso complesso: un superiore percepito come freddo o ingiusto può attivare risposte sproporzionate che poi creano conseguenze pratiche difficili da gestire.

Nelle amicizie, il pattern di idealizzazione e svalutazione non riguarda solo i partner romantici. Gli amici vengono spesso vissuti con la stessa intensità — e la stessa fragilità. La paura dell’abbandono si attiva anche in una conversazione che sembra andare storta, in un invito che non arriva, in un silenzio che dura troppo.

La sessualità è un’area che il disturbo borderline attraversa in modi specifici e poco discussi. L’instabilità dell’identità può riflettersi sull’orientamento, sulle preferenze, sulla capacità di stare nell’intimità senza attivare schemi di abbandono o svalutazione. Alcune persone con DBP vivono la sessualità come uno dei rari contesti in cui sentirsi presenti e reali. Altre la vivono come territorio di conflitto tra il bisogno di connessione e la paura di essere viste davvero.

Il rapporto con il corpo merita un cenno a parte. L’autolesionismo — quando presente — non va letto come ricerca di attenzione: è spesso un tentativo di interrompere uno stato dissociativo o di trasformare un dolore emotivo insopportabile in qualcosa di fisico e quindi più gestibile. Allo stesso modo, i comportamenti impulsivi legati al cibo o alle sostanze seguono spesso la stessa logica: non è debolezza di carattere, è un sistema di regolazione che ha trovato le sue strategie in assenza di alternative.

Domande frequenti sul disturbo borderline di personalità

Il disturbo borderline si può guarire?

Sì. Gli studi longitudinali — tra cui il McLean Study of Adult Development, che ha seguito i pazienti per 16 anni — mostrano che la maggioranza delle persone con diagnosi di DBP raggiunge una remissione sintomatica stabile nel tempo. La guarigione non significa assenza permanente di difficoltà, ma la capacità di gestirle senza che compromettano il funzionamento quotidiano. Con un trattamento adeguato e tempestivo le probabilità di remissione sono significativamente più alte.

Qual è la differenza tra disturbo borderline e disturbo bipolare?

La differenza principale riguarda la natura e i tempi delle oscillazioni dell’umore. Nel disturbo bipolare gli episodi durano settimane o mesi e sono in parte indipendenti dagli eventi esterni. Nel disturbo borderline le oscillazioni sono reattive alle situazioni interpersonali, durano ore o giorni, e rispondono molto alla psicoterapia ma poco agli stabilizzatori dell’umore. La distinzione ha implicazioni dirette sul trattamento.

Come si comporta una persona con disturbo borderline?

Le manifestazioni più riconoscibili includono: paura intensa dell’abbandono anche quando non c’è un pericolo reale, relazioni intense che alternano idealizzazione e svalutazione, impulsività in aree come spese, alimentazione o sessualità, stati emotivi molto intensi e difficili da modulare, e un senso di sé instabile. Questi comportamenti non sono strategici: nascono da un sistema di regolazione emotiva che risponde in modo automatico e travolgente agli stimoli relazionali.

Qual è il trattamento più efficace per il disturbo borderline?

La terapia con il livello più alto di evidenza scientifica è la Dialectical Behavior Therapy (DBT) di Marsha Linehan, che lavora su regolazione emotiva, tolleranza alla sofferenza, efficacia interpersonale e mindfulness. Un’alternativa validata è la Schema Therapy, particolarmente indicata quando il trauma relazionale è centrale. In Svizzera entrambi i percorsi possono essere seguiti con prescrizione medica e copertura LAMal.

Come si ottiene una diagnosi di disturbo borderline in Svizzera?

Il percorso parte tipicamente dal medico di famiglia o dallo psichiatra, che esegue una valutazione clinica e, se indicato, formula la diagnosi secondo i criteri del DSM-5. La diagnosi apre l’accesso alla prescrizione per la psicoterapia, rimborsabile dalla cassa malati fatte salve franchigia e supplemento. È importante rivolgersi a professionisti con esperienza specifica nei disturbi di personalità.

Il disturbo borderline è diverso nelle donne e negli uomini?

La ricerca suggerisce che il disturbo si manifesta in modo simile nei due sessi, ma i percorsi diagnostici differiscono spesso. Negli uomini il DBP viene sottostimato e scambiato più facilmente con dipendenze o disturbo antisociale. Nelle donne la diagnosi è storicamente più frequente. Riconoscere questa distorsione è importante per garantire un accesso equo al trattamento.

Il disturbo borderline è ereditario?

C’è una componente genetica documentata: chi ha un familiare di primo grado con DBP ha una probabilità maggiore di sviluppare il disturbo. Gli studi sui gemelli stimano una ereditabilità intorno al 40-60%. Ma la genetica non è destino — è una delle variabili che interagisce con l’ambiente di sviluppo, lo stile di attaccamento e le esperienze di vita. Avere una predisposizione biologica non implica necessariamente sviluppare il disturbo, soprattutto in presenza di un contesto relazionale adeguato.

Borderline e sessualità: c’è un legame?

Sì, e merita più attenzione di quanta ne riceva di solito. L’instabilità dell’identità e la paura dell’abbandono si riflettono spesso sulla vita sessuale — sia come area di ricerca di connessione intensa, sia come territorio di conflitto tra intimità e vulnerabilità. Alcune persone con DBP vivono la sessualità come uno dei pochi contesti in cui sentirsi presenti e reali. Altre la vivono con ambivalenza. Non esiste un unico pattern: quello che conta, clinicamente, è capire come la sessualità si intreccia con il sistema di regolazione emotiva della persona.

Il disturbo borderline può peggiorare con l’età?

I dati longitudinali indicano il contrario: molte delle manifestazioni più acute del disturbo — impulsività, instabilità relazionale, comportamenti autolesivi — tendono ad attenuarsi nel corso degli anni, anche senza trattamento specifico. Quello che invece spesso persiste è il senso cronico di vuoto e le difficoltà nelle relazioni strette. Il trattamento accelera e consolida questo processo, riducendo la sofferenza nei decenni più acuti e costruendo strumenti che rimangono disponibili nel tempo.

Come si comporta chi ama una persona con disturbo borderline?

Non esiste un manuale di istruzioni — e qualsiasi risposta che ignori la complessità della relazione specifica è parziale. Quello che la clinica indica con una certa solidità è che il confine tra supporto e abilitazione è sottile, e che prendersi cura di qualcuno con DBP senza un proprio spazio di elaborazione — terapia individuale o gruppi per familiari — espone a un logoramento progressivo. Amare bene una persona con disturbo borderline richiede di avere una propria struttura: non per difendersi, ma per restare presenti nel tempo.

Come accedere alla cura in Svizzera

Come accedere alla cura in Svizzera

In Svizzera, il percorso di cura per il disturbo borderline è accessibile attraverso il sistema LAMal. Richiede una prescrizione del medico di famiglia o dello specialista psichiatra, dopo la quale le sedute di psicoterapia possono essere rimborsate dalla cassa malati, fatte salve franchigia e supplemento. Per capire come funziona il sistema dall’inizio — dalla prescrizione al primo colloquio — la guida completa al psicologo online in Svizzera raccoglie ogni passaggio. Se stai cercando informazioni pratiche su come ottenere la prescrizione, l’articolo su come chiedere la prescrizione al medico risponde alle domande più frequenti.

Con prescrizione medica, le sedute possono essere rimborsate dalla LAMal, fatte salve franchigia e supplemento. Consulta la nostra pagina prenotazioni per richiedere un colloquio di orientamento.

Se quello che hai letto ti riguarda — come persona con questa diagnosi, come partner, come familiare — puoi richiedere un colloquio di orientamento: uno spazio per capire insieme se e come un percorso terapeutico può esserti utile.

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