Il disturbo dissociativo comprende una gamma di condizioni caratterizzate da una rottura nell’integrazione normale di coscienza, memoria, identità, emozione, percezione, comportamento e senso di sé. È una risposta psicologica a esperienze sopraffacenti, spesso traumatiche.
Cosa significa dissociazione
La dissociazione è originariamente un meccanismo adattivo: di fronte a un’esperienza troppo intensa, la mente “si distacca” per limitare il dolore. Nei disturbi dissociativi, questo meccanismo diventa pervasivo e interferisce con il funzionamento quotidiano.
Tipi di disturbo dissociativo: classificazione e caratteristiche
Il DSM-5 distingue: disturbo dissociativo dell’identità (DDI), amnesia dissociativa, depersonalizzazione/derealizzazione. Il disturbo dissociativo dell’identità è la forma più complessa, caratterizzata dalla presenza di stati identitari distinti che controllano il comportamento in momenti diversi. Per un approfondimento clinico completo su sintomi, cause e percorso terapeutico, leggi l’articolo dedicato al disturbo dissociativo: sintomi, cause e percorsi terapeutici.
Relazione con il trauma
I disturbi dissociativi sono quasi sempre radicati in esperienze traumatiche precoci e ripetute. Si associano frequentemente al PTSD complesso, che emerge dopo esposizione prolungata a eventi traumatici (abuso nell’infanzia, violenza domestica cronica, guerre). La comprensione del rapporto tra trauma e dissociazione è fondamentale per scegliere il trattamento giusto.
Trattamento
Il trattamento dei disturbi dissociativi richiede un approccio in fasi: stabilizzazione, elaborazione del trauma, integrazione. L’EMDR è uno degli strumenti più efficaci per l’elaborazione delle memorie traumatiche che alimentano la dissociazione. Per capire come funziona questo approccio nel dettaglio, leggi EMDR: come funziona davvero, oltre i movimenti oculari.
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